Permesso di dimora non rinnovato a un medico francese

Il Tribunale amministrativo federale nega la proroga del permesso di dimora a un medico francese. A suo giudizio l’interessato, a causa dei suoi precedenti e dei procedimenti penali pendenti nei suoi confronti, rappresenta una concreta minaccia per l’ordine pubblico svizzero, e in particolare per la collettività degli assicurati sociali.

Symbolbild médecin
Photo : Keystone

La questione del rinnovo del permesso di dimora accordato a un medico francese è stata sottoposta alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) nel dicembre 2018 dall’Ufficio della migrazione (Service de la population et des migrations) del Cantone Vallese. In effetti, l’autorità competente vallesana aveva trasmesso il permesso alla SEM per approvazione in seguito alla condanna dell’interessato, nel 2016, per grave violazione delle norme della circolazione stradale e ad alcune inchieste penali allora pendenti a suo carico. Avendo la SEM negato la sua approvazione al rilascio del permesso, nel dicembre 2019 l’interessato ha interposto ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF).

Minaccia per l’ordine pubblico svizzero
Nel corso del 2015, il Ministero pubblico del Cantone Vaud aveva aperto un’istruzione penale nei confronti del ricorrente, che all'epoca e sin dal 2004 lavorava in Svizzera come medico, prima a Montreux e in seguito anche a Ginevra. Per l’essenziale, gli veniva mosso il rimprovero di aver fatturato varie prestazioni non fornite e di aver fatturato alle assicurazioni posizioni tariffarie non eseguite. A fine agosto 2020 il Tribunale distrettuale della circoscrizione dell’Est vodese ha condannato l’interessato per truffa per mestiere, falsità in documenti e falso certificato medico a una pena detentiva di 36 mesi, di cui 18 sospesi condizionalmente. Il tribunale ha pronunciato nei suoi confronti anche l’espulsione per una durata di cinque anni in seguito a condanna penale. L’interessato ha impugnato la sentenza e la causa è ancora pendente dinanzi alla corte d’appello del Tribunale cantonale vodese. 

Benché la condanna penale pronunciata nell’agosto 2020 non sia ancora passata in giudicato, il TAF la considera comunque come fatto pertinente nella fattispecie. Anzitutto, alcuni aspetti della sentenza si apparentano ad altri fatti stabiliti nell’ambito di condanne precedenti inflitte al ricorrente e già passate in giudicato, e secondariamente il medico stesso ha ammesso in parte i fatti. Inoltre, una perizia psichiatrica allestita durante l’inchiesta penale ha evidenziato un rischio verosimile di recidiva. Il TAF ha infine stabilito che la sua decisione non contrasta con l’espulsione decretata dal giudice penale. Infatti, in materia di polizia degli stranieri la preoccupazione per l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza è un motivo prevalente e consente alle autorità amministrative di disporre l’allontanamento per salvaguardare l’ordine pubblico svizzero in attesa del giudizio penale definitivo.

Interesse pubblico preponderante
Il ricorrente, attualmente disoccupato, non può far valere legami professionali profondi in Svizzera. A livello familiare, è divorziato e padre di un figlio già maggiorenne. Da sette anni vive una relazione con una cittadina svizzera, ma questa relazione non è abbastanza intensa da essere equiparata a una vera unione coniugale. Il ricorrente non può dunque invocare di essere profondamente integrato. Alla luce di questi elementi, il TAF ritiene che l’interesse pubblico all’allontanamento dell’interessato, sebbene cittadino dell’Unione europea, prevalga sul suo interesse privato a rimanere in Svizzera.

Pertanto, in considerazione dell’appurato rischio di recidiva e della minaccia che il ricorrente costituisce, il rilascio di un permesso di dimora in suo favore non può essere approvato. Questa sentenza può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.

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