Accolto il ricorso della Pilatus Flugzeugwerke SA

Il Tribunale amministrativo federale ha deciso che per ora Pilatus non deve sospendere la fornitura di servizi di manutenzione e riparazione in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.

Symbolbild Pilatus
Photo : Keystone

Il 25 giugno 2019, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha vietato alla società Pilatus Flugzeugwerke SA fino a nuovo avviso di fornire supporto logistico alle forze armate di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il DFAE ha fondato tale decisione sulla legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all’estero (LPSP), entrata in vigore il 1o settembre 2015. A motivo del divieto pronunciato, il DFAE ha addotto che i collaboratori della Pilatus inviati in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti contribuivano al funzionamento efficiente degli aerei da addestramento PC-21 e dei simulatori forniti dalla ditta che vengono utilizzati anche per l’istruzione dei futuri piloti militari. Data la partecipazione dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti alle operazioni belliche in corso nello Yemen, a mente del DFAE il supporto logistico fornito sul posto da Pilatus alle forze armate contraddice gli obiettivi di politica estera della Svizzera.

Il 20 agosto 2019, Pilatus ha interposto ricorso contro tale divieto dinanzi al Tribunale amministrativo federale.

In gioco l’interesse superiore dello Stato?
Pilatus è uno dei principali datori di lavoro della Svizzera centrale, e, in virtù delle sue competenze e capacità, fa parte della base tecnologica e industriale rilevante per la sicurezza della Svizzera (STIB). Pertanto, nell’ambito della procedura d’esame, il DFAE avrebbe dovuto considerare anche i vari interessi pubblici, e in particolare la salvaguardia della prosperità e dell’indipendenza della Svizzera. Tali interessi rappresentano interessi superiori dello Stato ai sensi dell’articolo 15 LPSP, che, se prevalgono chiaramente, possono giustificare la concessione di un’autorizzazione eccezionale all’esercizio di un’attività o alla fornitura di un servizio che altrimenti sarebbe da vietare. L’autorizzazione può essere rilasciata a patto che, come nella fattispecie, non sussista la partecipazione diretta a ostilità e che il servizio non venga utilizzato dai destinatari nel quadro della commissione di gravi violazioni dei diritti dell’uomo. La decisione in merito alla concessione di un’autorizzazione eccezionale spetta al Consiglio federale, al quale l’autorità competente sottopone il caso. Se il Consiglio federale si pronuncia contro il rilascio di un’autorizzazione eccezionale, la causa è rinviata all’autorità competente, la quale emana il divieto sotto forma di decisione impugnabile.

Nella fattispecie il DFAE ha ritenuto che non fosse in gioco alcun interesse superiore chiaramente preponderante dello Stato. Pertanto, ha pronunciato il divieto senza sottoporre preliminarmente il caso al Consiglio federale. Così facendo, il Dipartimento ha proceduto, al posto del Consiglio federale ad un apprezzamento di natura politica che nelle circostanze del caso specifico non gli competeva.

Di conseguenza, il Tribunale amministrativo federale annulla la decisione impugnata per violazione del diritto federale e rinvia la causa all’autorità inferiore senza pronunciarsi in via definitiva nel merito.

Questa sentenza può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.

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