Ambasciatrice della missione permanente mapuche presso l’ONU, respinta per la seconda volta

Il Tribunale amministrativo federale (TAF) conferma l’assenza di persecuzione collettiva del popolo mapuche del Cile ed esclude l’esistenza del rischio di persecuzione mirata contro la ricorrente.

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Entrata illegalmente in Svizzera nel 1996, questa cittadina cilena, membro della comunità mapuche, ha presentato una domanda d'asilo nel 2008. Questa domanda è stata respinta dalla Segreteria di Stato delle Migrazioni (SEM) nel 2010 e pronunciata l'espulsione dalla Svizzera della richiedente.

Prima sentenza negativa
Nella sua sentenza dell'11 giugno 2013, il TAF ha esaminato la situazione dei Mapuche del Cile e la situazione personale dell'interessata. Non contestando l’esistenza di casi isolati di violenza da parte della polizia nel corso di manifestazioni mapuche o di disfunzioni della giustizia militare durante il giudizio dei crimini perpetrati da attivisti mapuche contro la proprietà, ha ritenuto, da un lato che la comunità mapuche non costituiva l'oggetto di una persecuzione collettiva in Cile e, dall'altro, che l'interessata non aveva reso attendibile alcuna minaccia attuale e concreta diretta a lei personalmente. Pertanto il TAF ha respinto il ricorso.

Il 7 ottobre 2013, l’interessata ha presentato una nuova domanda presso la SEM, sulla base di nuovi mezzi di prova. Questa domanda è stata respinta il 15 maggio 2017.

Seconda sentenza negativa
Nella sua ultima sentenza, il TAF constata la prosecuzione di atti di violenza correlati ai conflitti in merito alla proprietà dei terreni nella regione di Araucanìa, e addirittura un peggioramento della situazione come conseguenza dello sviluppo dell'azione di rivendicazione da parte di attivisti della comunità mapuche e dell'aumento di atti di repressione statale e paramilitare nei loro confronti. Ciononostante, non si può ammettere l’esistenza di una persecuzione collettiva, nella misura in cui ogni membro di questa comunità, sia in Araucanìa sia nelle altre regioni del Cile, in particolare a Santiago, non può avere il timore fondato di essere perseguitato egli stesso, con un'elevata probabilità, per il semplice fatto di appartenere a questo gruppo.

Il TAF constata inoltre che, dal momento della sua sentenza dell'11 giugno 2013, la ricorrente non ha fornito alcun elemento nuovo, che potesse condurre alla conclusione che al suo rientro in Cile, le attività pacifiche da lei stessa esercitate nell'ambito della sua funzione di ambasciatrice della missione permanente mapuche presso l'ONU la esporrebbero verosimilmente a una persecuzione mirata. A questo riguardo, le prove della violenza esercitata nei confronti di sua sorella e di suo nipote non sono pertinenti in quanto non la concernono direttamente. Pertanto il TAF respinge il ricorso.

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.

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