La diversità è un bene
La diversità sta molto a cuore a Annette Nimzik. Lo si nota già al primo, casuale incontro. Ascoltatrice attenta, irradia una presenza forte e curiosa. La discussione si fa subito interessante. Si comincia dalla gioventù, trascorsa in un «noioso e freddo» villaggio nel nord della Germania. «Già da bambina avevo il terrore di vivere una vita monotona», afferma. Nel frattempo Annette ha viaggiato molto e da quasi una ventina di anni vive a San Gallo. Nel suo approccio diversità significa cambiamento, ispirazione, evoluzione e soprattutto interessanti riflessioni e nuove prospettive. Non sorprende che abbia un background professionale molto diversificato. Nel settore del personale ha lavorato con funzioni diverse in molti settori: energia, industria, assicurazioni, live events e consulting. Da oltre due anni è responsabile del settore personale al Tribunale amministrativo federale (TAF).
Annette Nimzik, lei è una strenua sostenitrice della diversità, ma non è faticoso e poco efficace per un team passare le giornate a gestire opinioni contrastanti e a rimettere in discussione le basi?
Ovviamente i gruppi omogenei avanzano più rapidamente, ma per progredire e innovarsi serve diversità. Come le monoculture: sono efficienti e danno frutti più in fretta rispetto agli ecosistemi diversificati ma sono anche più vulnerabili ai parassiti e alle malattie. I team eterogenei promuovono la creatività, la capacità di problem solving e di adattamento ai nuovi sviluppi. Se perdiamo il treno, ad esempio a livello di IT o di IA, ne paghiamo subito le conseguenze. I processi diventano più lenti di quelli della concorrenza. Ne risente anche l’attrattività quale datore di lavoro e diventa sensibilmente più difficile reclutare talenti.
Davanti ai ritmi frenetici e alle innumerevoli opportunità che caratterizzano il nostro tempo, molte persone desiderano calma e stabilità. Le nuove parole d’ordine sono rallentamento e detox. Cosa ne pensa?
La stabilità ha due facce. Dà fiducia e sicurezza ma nasconde anche noia e può soffocare la curiosità. L’essere umano ha bisogno sia di una routine che gli faciliti il lavoro (semplicità) sia di una diversità da cui trarre ispirazione.
Dove sono i limiti della diversità?
La diversità favorisce lo scambio di opinioni nella misura in cui siamo aperti, curiosi e tolleranti verso l’alterità. Qui stanno sia le possibilità sia i limiti della diversità. Invece di valutare o di giudicare con eccessiva fretta i pareri o anche i progetti di vita altrui, bisognerebbe imparare a stupirsi: «Ah, la si può vedere anche così? Interessante. Non credevo si potesse vivere così».
Cosa fa il TAF per promuovere la diversità?
Nell’ambito del reclutamento diamo molta importanza alla diversità e alle pari opportunità. Valutiamo le candidate e i candidati a prescindere da genere, età, stato sociale e culturale e modo di vedere il mondo. Contano soprattutto le competenze professionali e la personalità. Nel lavoro di tutti i giorni sosteniamo molto la capacità di esprimersi in più lingue per rafforzare lo scambio tra gruppi di lingue e culture diverse in seno al tribunale.
«L’essere umano ha bisogno sia di una routine che gli faciliti il lavoro (semplicità) sia di una diversità da cui trarre ispirazione.»
Annette Nimzik
In fatto di diversità, dove c’è ancora margine di crescita al TAF?
Come detto, si potrebbe promuovere ulteriormente l’atteggiamento di apertura, tolleranza e riconoscimento. La capacità di autoriflessione e di evolvere è fondamentale in questo senso. Dovremmo chiederci più spesso come riusciamo ad avere un effetto sugli altri e se vogliamo o dobbiamo produrre questo effetto. È il modo in cui, ad esempio, comunichiamo, che determina se l’altra persona si sente riconosciuta e apprezzata. Altrimenti direi che al TAF serve una certa omogeneità a livello di titoli di studio e, nell’interesse dell’efficienza e dei processi di lavoro, anche personalità adeguate.
Quali aspetti negativi individua nella nostra cultura aziendale?
Forse il nostro modo generico di gestire gli errori è troppo rigoroso. Naturalmente è importante lavorare senza commettere errori. In alcuni casi è addirittura fondamentale. Molti degli errori che noto nel mio ambito professionale sono tuttavia imputabili alla pressione o a processi ripetitivi non ancora digitalizzati ma vi si può ovviare. Le persone sbagliano e dagli sbagli si impara.
Lei è molto impegnata socialmente, in particolare a sostegno delle donne, delle famiglie e delle persone che hanno più di 50 anni. Questi gruppi sono tuttora svantaggiati?
Fondamentalmente sì. Le famiglie sono la spina dorsale della nostra società. La povertà nella terza età colpisce soprattutto le donne e la popolazione invecchia sempre di più. L’indipendenza finanziaria e l’autosufficienza sono quindi fondamentali tanto più che il settore pubblico taglierà progressivamente i propri contributi. Rafforzare la posizione di questi tre gruppi è certamente utile.
Perché si impegna così tanto?
Mi impegno perché la coesione sociale e le pari opportunità non nascono dal nulla. Donne, famiglie e persone anziane danno un contributo importante alla nostra società ma non beneficiano di un sostegno sufficiente. L’impegno sociale mi offre la possibilità di rafforzare questi gruppi e di fare la mia parte nell’ottica di un futuro solidale. Per motivi di tempo ho purtroppo dovuto ridurre sensibilmente il mio impegno. Ora faccio parte solo del consiglio di fondazione della Zeitvorsorge che si occupa di persone anziane.
Annette Nimzik
Annette Nimzik, 61 anni, sta imparando a giocare a bridge, un gioco che le permette di allacciare contatti sociali e di allenare le capacità cognitive in previsione della vecchiaia. Nel tempo libero gioca a golf e canta nel coro della chiesa, messe impegnative ma anche canzoni per l’adattamento sonoro del film muto «Faust» girato nel 1926. Annette Nimzik dedica consapevolmente più tempo a sé stessa: «Cerco di prepararmi per il futuro anche se intendo portare avanti ancora per qualche anno l’attività professionale con tutte le mie energie». La curiosità e la voglia di esplorare nuove strade restano tratti distintivi della sua personalità.
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