Sport, equilibrio e salute mentale
Lo sport fa da sempre parte della sua vita. Da bambino Rocco Maglio giocava a calcio fino a quattro volte a settimana tra allenamenti e partite. Ama molto anche la montagna, lo sci, lo snowboard e la mountainbike che pratica soprattutto nella Svizzera orientale e nei dintorni di San Gallo. L’attività sportiva di Rocco è intensa. Non la vive tuttavia come un obbligo ma piuttosto con naturalezza, quasi fosse indispensabile come respirare.
Durante l’adolescenza Rocco sfrutta le possibilità offerte dal sistema scolastico per sperimentare diverse discipline, dal curling al golf, dall’atletica allo sci. Prova, scopre, si appassiona. Questa curiosità crea una relazione con lo sport improntata al piacere e allo spirito di apertura, molto lontana da una logica di specializzazione o di prestazione a ogni costo. L’interesse per la scoperta è tuttora ben presente nella vita di Rocco. Ad esempio per il kitesurf, disciplina affascinante ma mai sperimentata o, in un futuro più lontano, lo sci di fondo che meglio si addice all’avanzare dell’età.
Lavoro e stress: i segnali d’allarme di corpo e mente
La vita professionale e quella famigliare mettono a dura prova gli equilibri. Gli obblighi aumentano così come le responsabilità. Rocco si muove in un contesto professionale in cui il carico mentale è concreto: spiegare decisioni, affrontare critiche, dialogare con giornalisti, giuristi o personalità forti a volte in situazioni ad alta tensione.
Rocco sa capire molto bene quando «è troppo». I segnali che gli manda il corpo sono inequivocabili ma molto personali. Il primo è il sonno. Quando comincia a dormire male, sa che l’equilibrio si è rotto. A questo si aggiungono le reazioni meno misurate, la difficoltà a mantenere la calma e la sensazione che la sfera professionale e quella privata si mescolino eccessivamente. Rocco insiste sul carattere individuale di questi segnali: se per lui sono un campanello d’allarme, non è detto che lo siano anche per gli altri. Invita quindi a imparare a conoscersi e a riconoscere i propri limiti prima che la situazione peggiori.
«Il jogging è un’attività semplice, efficace, senza logistica, che in un’ora permette di fare movimento, sudare, liberare la mente e dormire meglio di notte.»
Rocco Maglio
Lo sport aiuta a sciogliere i nodi
È proprio in questi momenti di tensione che lo sport gioca un ruolo fondamentale. Negli anni le abitudini di Rocco sono cambiate: meno snowboard e mountainbike, più difficili da integrare in un’agenda già carica, e più jogging, un’attività semplice, efficace, senza logistica, che in un’ora permette di fare movimento, sudare, liberare la mente e dormire meglio di notte. Al di là del benessere fisico, lo sport è una risorsa mentale irrinunciabile per Rocco. Quando sente di avere un «nodo», professionale o personale che sia, correre diventa la chiave per scioglierlo. È uno spazio in cui ordinare i pensieri e ristabilire la giusta distanza.
Per Rocco è tuttavia importante evitare che lo sport diventi una fonte ulteriore di stress. Niente orologi, niente contapassi, niente confronto con gli altri. Rocco si fida delle sue sensazioni. Accetta le oscillazioni di forma, a volte si compiace di un tempo ottenuto in un periodo di forma calante e sa relativizzare davanti a una delusione. Al momento persegue un solo obiettivo: correre la mezza maratona tanto per vedere se ne è capace.
Tra cultura del dialogo ed equilibrio professionale
Secondo Rocco, la salute mentale sul lavoro dipende soprattutto dalla cultura dell’organizzazione ed è convinto che il Tribunale amministrativo federale rispetti ampiamente questo aspetto. Non percepisce un’attesa implicita di sovrainvestimento. Lavorare la sera o nel finesettimana è una scelta personale, non un’imposizione gerarchica. Questa cultura si fonda su un sistema contraddistinto dal dibattito, dallo scambio e dalla ricerca del compromesso intrinseco al modo di decidere collegiale del tribunale. In questo contesto, Rocco sottolinea l’importanza di poter esprimere il proprio dissenso pur accettando che la decisione finale si scosti dal punto di vista personale. Questa capacità di prendere le distanze dalle decisioni istituzionali, in particolare davanti alle critiche esterne, è una condizione fondamentale per tutelare la propria salute mentale sul lavoro.
Il messaggio di Rocco alle colleghe e ai colleghi è volutamente semplice ma non semplicistico: non esiste una ricetta universale. Ognuno ha il proprio ritmo, le proprie esigenze e i propri campanelli d’allarme. È essenziale imparare a conoscersi, dar prova di chiarezza, parlare per tempo se qualcosa non va e cercare soluzioni attraverso il dialogo. Lo sport può essere un aiuto prezioso ma è solo uno fra tanti. La filosofia di Rocco si riassume in una frase: trattare tutti come vorresti essere trattato.
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