Open House: uno sguardo dietro la facciata

Il 5 settembre si sono aperte porte che di solito rimangono chiuse, tra cui quelle del Tribunale amministrativo federale. Nell’intervista Timo Fust, presidente dell’associazione Open House St. Gallen, spiega che l’architettura può essere capita solo quando ci si entra. Non servono conoscenze tecniche.

20.10.2026 - Chiara Suter

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Open House, architettura, Timo Fust
Pilastri grezzi, vetro liscio, lamelle sottili: all’interno i materiali raccontano la storia del Tribunale amministrativo federale di San Gallo. (Foto: Béatrice Devènes)

Timo Fust, cos’è l’Open House St. Gallen e perché avete pensato di proporre un evento di questo tipo?
Open House St. Gallen è un invito a scoprire la propria città da una prospettiva diversa. Nel primo finesettimana di settembre, edifici che di solito non sono accessibili, o lo sono solo in parte, aprono le loro porte al pubblico per un giorno. Il nostro scopo è in particolare quello di rendere l’architettura un’esperienza per tutti. Non bisogna essere architetti per trovare uno spazio interessante o per rendersi conto che un edificio trasmette emozioni. È proprio questa curiosità che vogliamo risvegliare.

Perché è importante aprire al pubblico edifici che altrimenti conosciamo solo dall’esterno?
L’architettura si può guardare dall’esterno ma la si può capire solo dall’interno, quando si attraversa uno spazio, se ne sperimentano le dimensioni, se ne vede la luce o ci si rende conto di cosa trasmettono i materiali e di come vi si muovono le persone. Entrando, possiamo sviluppare un legame completamente diverso con gli edifici che incontriamo ogni giorno lungo il nostro cammino. Un edificio che è semplicemente un elemento del panorama urbano può diventare un luogo che ci regala un’emozione. Crediamo che proprio qui inizi un confronto più ampio con la cultura della costruzione.

Perché avete scelto il Tribunale amministrativo federale per l’Open House?
Abbiamo capito abbastanza in fretta che il Tribunale amministrativo federale poteva essere un candidato interessante. È un edificio di riferimento a San Gallo, sebbene la maggior parte delle persone lo conosca soprattutto dall’esterno. Questo è un aspetto importante nell’ottica dell’Open House. Senza dimenticare che si tratta di un’istituzione pubblica e quindi la sua architettura è strettamente legata alla sua funzione.

«Si può guardare l’architettura dall’esterno ma la si può capire solo dall’interno.»

Timo Fust

Che caratteristiche deve avere un edificio per suscitare il vostro interesse?
Non deve essere necessariamente spettacolare o iconico. A noi interessano gli edifici che danno spazio alla scoperta o hanno una storia da raccontare: una costruzione particolare, un approccio innovativo al patrimonio edilizio esistente, un uso sorprendente o un edificio qualunque ma caratteristico di un’epoca.  Per noi è determinante che la visita modifichi la percezione del pubblico. Meglio ancora se si tratta di edifici che normalmente non sono accessibili.

Cos’ha di speciale, secondo lei, l’architettura del TAF?
Trovo molto interessante l’equilibrio tra rappresentazione e apertura. Un tribunale federale, in quanto istituzione, deve trasmettere una certa presenza e autorevolezza senza risultare distanziante. Il Tribunale amministrativo federale ci riesce a più livelli, attraverso una struttura chiara, la scelta dei materiali, gli spazi generosi e un’accorta regia della luce e dei giochi di visuale. È tuttavia evidente che dietro l’aspetto esteriore si cela un ambiente di lavoro piuttosto complesso.

C’è uno spazio o un luogo nell’edificio che trova particolarmente interessante?
Direi gli spazi di rappresentanza, come l’aula del tribunale o il foyer. Lì si percepisce chiaramente come l’architettura crei un’atmosfera speciale che influenza il modo in cui percepiamo un luogo e ci comportiamo al suo interno.

Cosa vorrebbe che pensasse il pubblico dell’architettura dopo una visita nell’ambito dell’Open House?
Sarebbe fantastico se mentre tornano a casa le visitatrici e i visitatori guardassero già con occhi diversi gli edifici che incontrano. Non vogliamo però statuire sulla bella o la brutta architettura. Il nostro obiettivo è incoraggiare a porsi domande: perché mi sento bene in questo spazio? Perché questa piazza è armoniosa? Perché sono stati scelti questi materiali? Perché questo edificio è organizzato in questo modo? Se l’Open House riesce a far capire alla gente che l’architettura non è riservata agli esperti ma è un aspetto della quotidianità che ci riguarda tutti, abbiamo centrato l’obiettivo.

Open House, architettura, Timo Fust

Timo Fust

Timo Fust è architetto e assistente scientifico all’ArchitekturWerkstatt della Scuola universitaria professionale della Svizzera orientale, dove ha ottenuto il bachelor. In qualità di presidente dell’associazione Open House St. Gallen porta per la prima volta questo formato in città allo scopo di rendere l’architettura un’esperienza accessibile a tutti.

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